Diego Armando Maradona: il Dio greco del calcio

Graffito che rappresenta Diego Armando Maradona.

Diego Armando Maradona è stato definito da molti come il Dio del calcio grazie alle proprie imprese sportive e ai propri successi.
Guardando alla vita di Diego si apre una similitudine con un passato lontano: la Grecia.
Nella mitologia Greca, le divinità avevano tratti, sembianze e comportamenti umani: questo significa che nonostante la condizione di divinità, avevano un lato riconducibile alle debolezze umane.

Così si può dipingere la vita di Diego e delineare due personalità distinte: Il pibe de oro (il ragazzo d’oro) Dio del calcio e la parte umana, con tutte le fragilità e le virtù che ne derivano.

Il Pibe de Oro 

Diego Armando Maradona cominciò la propria carriera da professionista in giovane età: a 16 non ancora compiuti, nel 1976, disputò la sua prima partita con l’Argentinos Juniors.
In pochi spezzoni di partite, conquistò velocemente una maglia da titolare. Fu un inizio di carriera sfavillante: nel 1978, divenne capocannoniere con 22 reti segnate; nel 1979 e nel 1980 vinse il pallone d’oro Sudamericano. (Riconoscimento per il miglior giocatore del continente)

Nel 1981, Maradona passò in prestito al Boca Juniors: una delle squadre più importanti del campionato.
Al suo esordio con la nuova maglia mise a segno una doppietta contro il Talleres.
Concluse la propria stagione al Boca Juniors con 28 gol in 40 partite.
A causa di problemi economici da parte del club, Maradona non venne riscattato dal prestito l’anno seguente.

Si fecero avanti diverse squadre e tutte disposte a pagare Maradona a peso d’oro. Dopo varie offerte e contrattazioni fu il Barcellona ad avere la meglio e ad aggiudicarsi il campione argentino, registrando la cifra più alta pagata fino ad allora per un giocatore di calcio.
Il 5 Giugno del 1982, Diego Armando Maradona diventò un nuovo giocatore del Barcellona.

Si presentò alla catalogna come meglio sapeva fare: goal, assist e giocate di una fantasia e qualità impossibili da raccontare a parole.

Eppure, nonostante la classe e la passione per il calcio di Diego, non sbocciò l’amore con i nuovi tifosi del Barcellona.
Costanti problemi fisici allontanarono spesso Maradona dal campo di gioco: Diego e il Barcellona non riuscirono a far scoppiare l’amore.
Il 1984 fu l’anno in cui i rapporti si incrinano definitivamente: Diego si trasferì al Napoli per 13 miliardi di lire.

L’approdo al Napoli e la consacrazione

Il 5 luglio del 1984, Diego Armando Maradona venne presentato allo stadio San Paolo di Napoli, con 80.000 spettatori giunti per il suo arrivo.

A Napoli l’atmosfera era totalmente diversa per Diego: giocava, si divertiva, compiva prodezze e la gente lo amava per questo.
Nella stagione 1986-1987 avvenne ciò che passerà alla storia e che rimarrà nei cuori dei tifosi partenopei: il Napoli si incoronò campione d’Italia vincendo lo scudetto e la coppa di lega.

Nel 1989, storico anno ricordato per il crollo del muro di Berlino, anche il Napoli di Maradona lascia un segno indelebile negli almanacchi dello sport: i partenopei sfiorano il triplete.

Chiusero la stagione al secondo posto in campionato ma conquistarono la coppa di lega e la coppa UEFA contro lo Stoccarda.
Le strade, i muri, le persone a Napoli parlavano di una sola cosa: della leggenda di Diego Armando Maradona.
Nel 1990 il Napoli concluse nuovamente la stagione al primo posto e si ri-candidò campione d’Italia.

L’esperienza Italiana di Diego si concluse l’anno seguente, a seguito di un controllo antidroga in cui vide il calciatore argentino positivo alla cocaina: era il 17 Marzo del 1991.

Maradona con la maglia albiceleste

Diego esordì con la maglia della nazionale Argentina nel 1977. A causa di scelte tecniche dell’allenatore che guidava allora la nazionale, Maradona venne escluso dalla squadra che nel 1978 vinse il primo mondiale per l’Argentina.

Venne convocato per i mondiali del 1982 in Spagna che tuttavia videro l’Italia aggiudicarsi il titolo finale di campioni.

Arrivò il 1986 e con esso il mondiale in Messico. Un Maradona in splendida forma mise a segno 5 gol e 5 assist nelle prime 7 partite del torneo.
Arrivò poi la partita dei quarti di finale contro l’Inghilterra e questa partita lasciò un segno indelebile nella storia.
Maradona segnò 2 gol che lo renderanno famoso in ogni parte del mondo: “la mano de Dios” e “il gol del secolo”.

Dopo il gol con “la mano di Dio”, il 2-0 porta ancora la firma di Diego con un gol sensazionale. Dalla metà di campo, Maradona, parte in una corsa senza eguali in cui evita e dribbla tutti gli avversari sulla propria strada.

In semifinale, l’Argentina affrontò il Belgio che dovette arrendersi a Maradona e compagni (doppietta di Diego).
Nell’ultima partita del torneo, la Germania dell’Ovest blindò Maradona non lasciandogli libertà di manovra.
In un guizzo, Diego riuscì a trovare uno spiraglio per servire a un compagno l’assist decisivo per il 3-2 decisivo a favore dell’Argentina.
Diego Armando Maradona raggiunse l’apice della propria carriera e lo fece caricandosi sulle spalle tutti i compagni e tutta la gente della propria nazione.

Nel 1990, Maradona e compagni furono impegnati nei mondiali in Italia. Fu un mondiale difficile per Diego a causa di qualche problema fisico che non gli permise di giocare al massimo della forma fisica.

Nonostante tutti i problemi e le delicate partite che dovettero affrontare, gli argentini si qualificarono per la finale contro la Germania dell’Ovest.
Questa volta i tedeschi ebbero la meglio, trasformando un calcio di rigore all’85’ minuto in rete.

Nel 1994, ci fu l’ultima apparizione di Diego con la maglia dell’Argentina. 

Durante i mondiali negli Stati Uniti, Maradona venne espulso dal torneo per aver fallato un controllo antidoping: si concluse in maniera amara l’avventura del Pibe de Oro con l’Argentina.

Gli ultimi anni e il ritiro

Dopo essere stato sospeso per essere positivo alla cocaina con il Napoli, Maradona venne ceduto al Siviglia.

Nella squadra spagnola militò solamente per un anno, mettendo a segno 5 gol e 12 assist in 25 partite.
Maradona decise di tornare in patria e scelse come squadra Newell’s Old Boys. Militò nella squadra fino al 12 febbraio 1994, quando decise di rescindere il contratto in attesa dei campionati del mondo negli Stati Uniti.

Il 7 ottobre del 1995, dopo aver scontato la squalifica per doping, Maradona tornò a giocare e scelse di tornare a vestire la maglia del Boca Juniors.

Il 25 ottobre 1997, dopo aver giocato il superclasico contro il River Plate, si ritirò.

La parte umana

La vita privata di Diego Armando Maradona è stata una ricerca continua di equilibrio e una battaglia continua a questo equilibrio con eccessi costanti.

Una vita altalenante tra punti di massimo splendore e di “bassi” assoluti: momenti che lo hanno consacrato a leggenda.

Sicuramente per molti aspetti non è stato un esempio di vita o da seguire: molte volte ha sbagliato e ha comunicato messaggi negativi.
Tuttavia, come spesso facciamo, noi di SportGang, andiamo a dividere il personaggio per quello che ha portato nello sport e per quello che ha fatto nella vita.

Da un punto di vista sportivo, stiamo parlando di uno dei più grandi giocatori di calcio di sempre, in grado di compiere giocate fuori dalla concezione umana.
E per quello che ci riguarda, a noi interessa questo: raccontare la storia del Pibe de Oro; la storia di un campione dentro al campo.
Tutti i giudizi, tutte le opinioni su quello che è stato fuori dal campo non sono di nostro interesse.
Noi lo ricorderemo sempre per quella galoppata folle da centro campo contro l’Inghilterra, per quel gol di mano che ha cambiato per sempre la storia del calcio.

Articoli correlati

Ragazza bionda si sta allenando.
Training

Come rimettersi in forma

Durante l’anno (specialmente con l’avvicinarsi della stagione primaverile/estiva) molti si pongono la domanda che assilla milioni di persone: come rimettersi in forma? Avere una buona

Rocky Marciano apre la porta dello spogliatoio.
Stories

Rocky Marciano: Il bombardiere di Brockton!

Lo sport, spesso, potrebbe essere rappresentato come un cielo notturno colmo di stelle. Soffermandosi con attenzione, si noterebbe che non tutte le stelle sono uguali: