La storia del pugilato

Una statua rappresenta due uomini che si scontrano.

Il pugilato è uno sport che appassiona e coinvolge il genere umano fin dalla notte dei tempi.
Se pensiamo a questo sport è impossibile che la mente non associ il nome dei grandi campioni della storia recente: Rocky Marciano, Muhammad Ali e Mike Tyson (tanto per citare alcuni nomi delle leggende della boxe).

Eppure la “nobile arte” ha origini più lontane nella storia: si parla di secoli e addirittura millenni.

Le prime storie di pugilato

La prima testimonianza risale al terzo millennio a.C: una scultura dei sumeri ci mostra una rudimentale forma di pugilato.

Navigando nel tempo arriviamo a Tebe, antico Egitto, 1300 circa a.C, una scultura mostra due uomini che si sfidano in un incontro di pugilato con una folla attorno.

Da quei periodi ad arrivare fino ai giorni nostri, le testimonianze diventano sempre più frequenti: il pugilato comincia a diffondersi come disciplina in tutto il mondo.

L’area di maggior sviluppo e diffusione della boxe è sicuramente la zona Europea nel periodo antico della nostra storia.
Basti pensare all’antica Grecia e al ruolo del pugilato nella cultura dei greci. A oggi abbiamo migliaia di scritti, affreschi, sculture che raccontano le leggendarie imprese degli atleti durante le Olimpiadi.

Grazie a queste testimonianze scritte, sappiamo che il pugilato nell’antica Grecia era totalmente diverso a come lo pratichiamo oggi.
I pugili si coprivano le mani con delle fasce di cuoio per impedire la frattura delle ossa delle mani.
Sappiamo che non esistevano delle categorie di peso: tutti competevano nella medesima categoria e questa particolare scelta fece sì che a primeggiare in questo sport furono gli atleti più pesanti e corpulenti.

Inoltre, non esistevano dei round prestabiliti: lo scontro si prolungava finché uno dei due pugili non era più in grado di combattere o finchè uno dei due atleti non si ritirava.

Anche l’impostazione tecnica era un qualcosa di totalmente diverso: dai racconti di quel periodo sappiamo che era consuetudine mantenere il piede sinistro avanti e il piede destro in posizione più arretrata. Il braccio sinistro era tenuto in semi-tensione per tenere a distanza l’avversario ma sempre pronto per sferrare colpi al viso dello sfidante. Il braccio destro era mantenuto in posizione arretrata a difendere il viso e con l’unico scopo di infliggere colpi pesanti all’avversario.

Il pugilato nell’epoca romana

I romani, quando conquistarono l’impero greco, come ben sappiamo, adottarono anche gli usi e i costumi della cultura Greca e tra questi anche il pugilato.

Inizialmente adottarono lo stile di combattimento dei propri predecessori Greci ma poi introdussero delle novità abbastanza cruente.
Decisero di inserire dei pezzi di metallo nelle fasce di cuoio dei lottatori, andando a rendere di fatto i pugni dei pugili delle vere e proprie armi da combattimento.
Cambiarono le regole e imposero che i combattimenti fossero svolti fino alla morte di uno dei due sfidanti, con il solo scopo di intrattenere il pubblico dell’anfiteatro.

La riscoperta dello scontro a mani nude

Dall’epoca romana, la boxe continuò ad essere praticata ma per un periodo di tempo perse un pò di popolarità a causa dei duelli con la spada.

Nel periodo subito dopo il medioevo, divenne consuetudine sfidare i propri avversari a duelli per l’onore con la spada: uno scontro per l’onore e per la vita.

Questi scontri continuarono imperterriti per secoli e secoli finché nella metà del 1600 ci fu una riscoperta dello scontro a mani nude.

Londra fu il polo di questa riscoperta di una sorta di boxe rudimentale.

Questi scontri  nella maggior parte dei casi si svolgevano a mani nude e non c’erano regole di nessun genere.
Non esistevano divisioni di peso o categorie o arbitri a dirigere gli incontri.
Testimonianze dell’epoca ci mettono a conoscenza di come venivano svolti questi scontri: testate, strangolamenti, dita negli occhi e colpi sotto la cintura.

Sappiamo per certo che il rischio di morte non era un qualcosa di estraneo a questi combattimenti o regolazioni di conti se preferite.

Il primo regolamento della boxe

Proprio a causa di questi combattimenti troppo brutali e pericolosi, nel 1743 venne scritto il primo regolamento per un incontro di pugilato da Jack Broughton (pugile inglese).
Lo scopo di questo regolamento era di introdurre ordine all’interno del caos dei combattimenti e di salvaguardare (per quanto possibile allora) la vita e la salute dei pugili.

Vennero proibiti i colpi sotto la cintura e venne proibito di colpire l’avversario mentre era a terra.

Se uno dei due sfidanti fosse rimasto al suolo per più di 30 secondi, avrebbe perso automaticamente l’incontro.

Vennero introdotti i primi bendaggi e i primi guantoni rudimentali.

Fu un passaggio di testimone: da una sorta di duello per l’onore o da una sorta di lotta per strada si passava a una disciplina regolamentata (seppur ancora molto lontana dalla boxe che conosciamo oggi).

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